Senzaudio

aprile 15th, 2013

C’è un nuovo sito in città. www.senzaudio.org

Ci scrivono delle belle persone che dicono belle cose.

Non lasciatevelo scappare, è come non mangiare la Nutella.

Senzaudio. Kabuum.

“Domani no” di Cristiano Carriero

aprile 3rd, 2013

Ci sono delle cose che danno da pensare. Ad esempio, perché alcuni libri trovano lo sbocco di grandi editori e grandi distribuzioni ed altri si devono inventare percorsi più tortuosi, infilandosi in pertugi stretti e polverosi solo per riuscire ad arrivare ad una manciata di lettori fortunati. Esatto, lettori fortunati perché gli altri in questo caso dovrebbero fare il conto con il proprio Karma che evidentemente non li sta favorendo.

Questo pensiero mi è sbocciato in testa quando ho iniziato a leggere “Domani no” di Cristiano Carriero…vi lascio il tempo di Googlare il suo nome perché se lo conoscete o siete lui in persona oppure un parente stretto. Carriero fa altro nella vita, ma nella letteratura ci sta a pennello. Per cui, se vi state chiedendo se questa sia una recensione positiva o negativa sappiate che siamo decisamente inclinati verso il positivo e quindi  consiglio agli amanti delle critiche feroci spezza reni di smettere di leggere a partire da questo punto.

Non è che non abbia cercato in tutti i modi di demolire “Domani no”, vi assicuro che c’ho provato. Mi ero prefisso come scopo di fargli le pulci, di fargli una bella autopsia, scoprire la causa della morte e poi lasciare il cadavere lì sul tavolo autoptico. E vi confesso che all’inizio un po’ mi sembrava che le cose per me fossero facili. Infatti, le prime due pagine del libro non mi sono piaciute. Ho pensato: ecco un altro che vuole raccontare la storia di un personaggio che si crede fico, anzi ecco la storia di uno scrittore che ha scritto di uno che si crede fico credendolo fico. Poi però il libro vero è iniziato e ci troviamo davanti alla storia di Ernesto Celi, per un po’ in arte Boavida, e del suo sogno di sfondare come cantante.
Se l’espressione non fosse terribilmente abusata vi direi che si tratta di un romanzo di formazione, ma non sarebbe una definizione del tutto corretta. “Domani no” parla delle cadute e delle risalite di Ernesto, ma c’è dell’altro, parla di come si può sentire un giovane che vive nell’Italia dalla fine degli anni 90 ad oggi. Sullo sfondo, ma ben in rilievo, c’è la politica, la situazione disastrosa in cui versa il paese in cui viviamo, ma soprattutto io ho percepito la rabbia, la disillusione, l’arroganza, la speranza nei proprio sogni, il dover affrontare la vita adulta, lo scontro con l’autorità e molto altro.  C’è un distillato dell’adolescenza e altro ancora. Amore, amicizia, sesso (e ora che vi ho parlato del sesso tutti a comprare il libro).

“Domani no” mi ha fatto riprovare emozioni che erano ormai sopite. Mi ha fatto ricordare di quale meraviglioso e folle periodo sia l’adolescenza, un periodo in cui ci si nutre di sogni che poi però in pochi sono in grado di realizzare. Ho ritrovato in questo libro la freschezza della scrittura del Nick Hornby di “Alta Fedeltà” e pur sapendo di espormi parecchio con questa affermazione non me ne pento. C’è, nel modo di scrivere di Carriero una capacità di arrivare dritto al lettore in maniera sincera, direi quasi pura. Una capacità di raccontare una storia ed esporre i fatti in uno sviluppo coerente.
E’ per questo che gli si possono perdonare alcuni dialoghi un po’ forzati messi in bocca ai protagonisti forse per portare avanti una tesi a cui lo scrittore stesso tiene molto. E passano in secondo piano anche alcuni (pochi in verità) spiegoni (quei punti in cui lo scrittore ferma quasi la storia, si rivolge in camera e spiega alcuni punti del libro quasi a voler risparmiare tempo o a voler esplicitare concetti e informazioni che altrimenti dovrebbe estrapolare da sé il lettore) nel quale Carriero e non Ernesto, ci spiega cos’è la Wayo, chi sono Brusteghi e il Divo e ci fornisce altre informazioni di contorno.

Mi accorgo di non avere detto molto della trama, un po’ perché la potete recuperare su internet e un po’ perché la trama l’avete probabilmente già vissuta voi, vi è bastato essere stati giovani.

Il libro è pubblicato dalla casa editrice Gelsorosso che io non conoscevo e che mi perdonerà, spero, se mi permetto di augurare a Carriero di riuscire a pubblicare con una casa editrice che gli fornisca maggiore visibilità. Qui non ci si permette di insegnare il lavoro a nessuno, come direbbe il buon Andrea Ceravolo, ma si spera solo che come per Ernesto, la via tortuosa sia pure quella più fruttuosa.

 

Mama Tandoori – Van Der Kwast: una recensione

ottobre 24th, 2012

Non ho alcun diritto di parlare di questo libro, ma ne parlo ugualmente.
Ne parlo perché l’ho letto con piacere e il piacere della lettura andrebbe condiviso con il maggior numero di persone possibili. Ora, io, non è che abbia un grande seguito su internet e, a dire il vero, nemmeno nella vita reale, ma se anche riuscissi a convincere una persona a comprare “Mama Tandoori” ne sarei felice.

“Mama Tandoori” è uno di quei libri in cui l’autore usa una narrazione in prima persona autobiografica. A me hanno insegnato che in letteratura non c’è nulla di spietatamente autobiografico, per cui il suggerimento che mi sento di darvi è quello di leggere questo libro con due letture diverse. La prima, quella autobiografica vi imporrà di chiedervi ad ogni passaggio della narrazione se quanto state leggendo sia capitato o meno allo scrittore.
Il secondo modo di leggerlo è quello più classico. Continuare a ripetersi che state leggendo solo un’opera di finzione.
Nel primo caso la domanda che vi farete più spesso è: come ha fatto tale Van Der Kwast a venir su come una persona normale con una madre di quel tipo?
Nel secondo caso vi chiederete come sia riuscito a creare dal nulla un personaggio così peculiare? Senza contare tutta la flora e la fauna di personaggi primari e secondari concentrata tra le righe.
“Mama Tandoori” fa, comunque lo si voglia leggere, pensare a quanto un essere umano possa essere legato alle tradizioni familiari, culturali e relegiosi e quanto lontano dall’albero possa cadere il frutto.

Parlando del libro. La storia è quella di “Mama Tandoori” matrona indiana che si trasferisce in europa con un carico di valigie da nascondere sotto al letto. Assieme a lei, la voce che descrive è quella del nostro scrittore, Ernest. Con loro, il fratello “speciale” e il padre di Ernest, un olandese che io mi immagino piegato in avanti come se dovesse sopportare tutto il peso del mondo.
Quello di Ernest (personaggio) è uno sguardo lucido e pieno di vergogna, in bilico tra il dover riconoscere di essere profondamente legato alla madre e il cercare di allontanare da sé simile influenza. La pressione che Mama Tandoori esercita sui personaggi che le ruotano attorno è sostenibile solo perché questi riescono a trovare una sorta di equilibrio. Il padre diventa lo sparring partner della moglie, l’acqua cheta che prova a irretire il maremoto. Il figlio “Speciale” vive in una dimensione tutta propria, in cui il tempo è fermo all’età di 8 anni, tempo in cui la madre è ancora una parte di se stessi. Ernest credo scelga la via dell’invisibilità. Cerca di passare inosservato, fino a che un atto di profonda ribellione lo porterà ad essere allontanato dalla cerchia familiare.

“Mama Tandoori” non è un libro che si possa raccontare. E’ un libro che tutti possiamo sentir vicino a noi perché tutti hanno provato vergogna almeno una volta per un membro della propria famiglia, perché tutti hanno dovuto combattere con l’influenza del nucleo familiare per diventare se stessi.

E’ un libro che ho divorato e lo consiglio. Tra le altre cose ci sarebbe da fare un discorso a parte sulle Edizioni ISBN, ma per questo c’è tempo.

Paolo Nori e Giovanni Letame.

aprile 20th, 2012

Se cerco un libro di Lethem su Bookrepublic usando il mio Ipad, al posto di Lethem, il correttore dell’Ipad, mi scrive Letame. Ora, io di libri di merda ne ho letti parecchi, ma cercarne uno scritto da un autore chiamato Letame potrebbe essere troppo pure per me.

Detto questo. Dico altro.

Dico che a me Paolo Nori mi ha sempre fatto schifo. E dico anche che non c’avevo mai capito un cazzo. Paolo Nori è un ottimo scrittore e io sono stato un pessimo lettore o forse semplicemente l’ho letto in un momento io cui dalla letteratura cercavo altro. Ma è più probabile che sia un pessimo lettore.

Ora Paolo Nori mi piace. E mi piace che mi piace pensare che mi piacerebbe farci due chiacchiere davanti ad una birra o, visto che se non ho capito male lui non beve più, ad un cappuccino. Gli vorrei chiedere delle cose che mi venivano in mente mentre leggevo “La matematica è scolpita nel granito”. Ma in realtà vorrei solo sentirlo parlare perché secondo me è bello ed interessante sentirlo parlare.

Queste erano delle cose che dovevo dire.

Curiosità

marzo 21st, 2012

Mi e’ capitato spesso di chiedermi cosa ascolta la gente con le cuffie che vedo in treno. Mi e’ capitato spesso di sentir uscire da quelle cuffie note un po’ troppo alte che mi incuriosivano. E la voglia di chiedere al tizio o alla tizia cosa stesse ascoltando mi tentava. Questa mattina c’era una tipa che ascoltava a tutto volume Laura Pausini e ho capito che per evitar problemi e’ meglio che mi faccia sempre i cazzi miei.

Sei proprio un bel fenotipo

marzo 21st, 2012

L’evoluzionismo ha da sempre affascinato gli scienziati e terrorizzato i religiosi. Da una parte abbiamo la speranza che l’uomo con il passare del tempo evolva e dall’altra la certezza che l’uomo è ad immagine e somiglianza di Dio e che quindi nasce perfetto e non perfettibile.
Io, considerando quello che vedo, mi auguro che l’ipotesi più plausibile sia la prima in quanto l’evoluzione ormai ci ha portato dall’uomo sapiens all’uomo pirla.
E’ di ieri un messaggio dello Zio in cui mi becco del pirla, bonariamente dice lui, ma sempre del pirla. Lo Zio, dice, parlava fenotipicamente. In realtà si riferiva a due refusi che nell’ansia di scrivere qualcosa avevo fatto nel post precedente. Evidentemente la concentrazione, quando sono al lavoro e scrivo qui facendo finta di lavorare, non è ai massimi livelli.
Ma, fenotipicamente o no, io pirla lo sono e sono convinto che a vari gradi lo siamo un po’ tutti. Magari per motivi diversi. Sono pirla io che ieri sera al goal di Vucinic mi sono inginocchiato e ho  urlato in silenzio per non svegliare il palazzo. E’ pirla lo Zio che continua a darmi retta anche se gli rompo les balotas a varie ore della giornata solo perché lui riesce con poche parole ad incidere positivamente sulla mia voglia di creare. E’ pirla il mio collega di lavoro che continua a non fare un cazzo dalla mattina alla sera e poi quando festeggiamo i compleanni non si schioda dalla scrivania perché vuol far vedere al dirigente che è quello che lavora di più. E’ pirla la tizia che ho trovato in treno stamattina che ha raccontato vita, morte e miracoli di una povera anziana affetta da Alzheimer. E’ pirla la mia amica che si è sposata e ha avuto una figlia solo per uscire da casa dei suoi e poi si è accorta che il marito è ancora più pirla di lei.
Direi quindi che l’evoluzionismo ha avuto ragione in parte. C’è stato sicuramente un cambiamento nell’uomo, ma non credo sia stato positivo. Fino a che l’essere umano era costretto ad alzarsi la mattina e abbattere un rinoceronte per procurarsi la cena posso anche pensare che tutti i miglioramenti dell’evoluzione abbiano portato ad una macchina più efficiente. Poi, quando abbiamo iniziato a farci portare il cibo in camera l’evoluzione è diventata una involuzione ed è comparso l’uomo pirla.
Non si fa a gara per scoprire chi è più pirla, ma credo che ognuno sia pirla a modo suo. In effetti, tra tutti i pirla c’è chi riesce a creare opere di intelletto di una certa rilevanza. Una specie di pirla savant. Solo il tempo ci dirà se a sopravvivere e a tramandare i propri geni saranno i pirla savant o i pirla pirla. Temo purtroppo che l’ipotesi più corretta sia la seconda.
Il che, ci porterebbe, secondo la mia teoria, all’estinzione del genere umano in favore della razza più intelligente sulla faccia della terra: i topi (cit).

Il mondo non ha bisogno di me come scrittore

marzo 20th, 2012

Faccio un po’ il punto della situazione. Ho 36 anni e in questo momento non ho voglia di fare un cazzo. L’età, a dire il vero, non incide assolutamente sulla mia voglia di non fare un cazzo. E’ un po’ così da sempre, tra alti e bassi.

Però in questi giorni mi è presa una smania di scrivere che non vi dico. Inoltre, ho anche voglia di leggere. Ma mi sto rendendo conto che, vuoi per i ritmi sincopati, vuoi per i miei altalenanti sbalzi di umore riesco a leggere storie brevi.

Mi è capitato nell’ultima settimana di “frequentare” la 40K e di leggere con piacere tre o quattro dei loro libri. In particolar modo ho letto “Cardanica” e “Robredo” di Tonani. Vorrei avere un po’ di forza nervosa in più per recensirli con tutto il rispetto che un’opera letteraria prodotta dall’ingegno dell’uomo merita. Ma per ora mi devo limitare a dire che ho apprezzato i due racconti anche se avrei qualcosa da dire sul secondo che non mi ha convinto dal punto di vista formale.

Ho avuto modo di riflettere su questi racconti, sul loro valore e sulla capacità dello scrittore. Ho avuto modo di confrontarmi con lo Zio Bonino su alcuni aspetti dell’editoria.

Per farla breve ho pensato che è un peccato che io non scriva. Non è che è un peccato per voi, nel senso che avete tutto il diritto di pensare che uno scrittore in più o in meno non fa differenza e che, anzi, meno scrittori ci sono e meglio è. Il fatto è che si tratterebbe di un peccato per me. Il presente è magnifico e pieno di possibilità per chi utilizza internet per veicolare creatività. Ho pensato che essere pubblicati da Einaudi, Marcos Y Marcos, 40k o essere pubblicati da sé stessi non fa differenza. In fin dei conti si tratta di raggiungere i lettori, giusto? Uno scrive un po’ per sé e un po’ per essere letto, giusto? Insomma, non crederete alla storia di quelli che vi dicono che scrivono perché è un’esigenza personale e che non hanno interesse alcuno ad essere letti? Dai, gli scrittori sono tutti narcisisti, ma è giusto così. Se non fossero quello che sono ci saremmo persi migliaia di opere dell’intelletto umano che possono essere definite con il termine di “Capolavoro”.
E io allora? E io a questo punto scrivo quanto posso, quando mi va, scrivo e poi vedremo. Vedremo cosa sarò riuscito a scrivere. Vedremo come lo renderò pubblico, se lo renderò pubblico. Vedremo a chi lo farò leggere per cercare conforto, supporto, aiuto. Vedremo se da cosa nascerà cosa.
Sono certo di una cosa, è un punto fermo. Il mondo non ha bisogno di me come scrittore. Anche senza i miei scritti il mondo girerebbe ugualmente. Sono io che ho bisogno di scrivere perché scrivere è una parte di me che prende il sopravvento ed è giusto che io l’assecondi. In fin dei conti, anche se io scrivessi, voi potresti fare a meno di leggere.

Ad oggi, ho sul piatto due storie che sto portando avanti parallelamente. Una che mi gira in testa da anni e l’altra che Zio Bonino non ha avuto il cuore di rubarmi anche se gliela avevo proposta in segno di ringraziamento per tutte le cose che mi insegna.

Update: lo Zio mi ha fatto notare che ho fatto due refusi e che sono pirla. I refusi li ho corretti. Per il pirla non c’è nulla da fare.

Calma è…

marzo 15th, 2012

E’ un periodo così tranquillo che non aumenta nemmeno lo spam del blog.

Campione mondiale di nascondino acrobatico

marzo 13th, 2012

Ieri sera, prima di dormire, io e la mia ragazza abbiamo parlato dei sogni ad occhi aperti.
Lei mi ha raccontato i suoi e io le ho raccontato i miei. Ma siccome a me piace raccontare ho iniziato prendendola alla larga, anche perché i miei sogni ad occhi aperti non implicano che io diventi il campione mondiale di nascondino acrobatico. Sono sogni che prendono vita anni fa, decenni fa.
Tutto nasce dal fatto che sono sempre stato un bambino solitario. E sono diventato un bambino solitario perché non ho avuto molti strumenti di socializzazione e sono nato in una famiglia tendenzialmente asociale.
Andiamo per ordine.
Vivevo in campagna.
Mio padre non ha voluto che andassi in asilo perché lavorando lui fuori casa aveva solo un momento per vedermi, il pranzo, se fossi andato in asilo non mi avrebbe visto nemmeno a pranzo.
Ho iniziato a frequentare miei coetanei in prima elementare, per almeno un mese, durante la ricreazione, mi mettevo in disparte, con il sacchetto di patatine e li guardavo giocare. Io di questo ho ricordi vivissimi, ma se anche non li avessi mio padre conferma la cosa.
Ho iniziato ad ingrassare da subito. Sono sempre, sempre stato sovrappeso, tra il sovrappeso e l’obeso e giù ad altalena.
Portavo anche gli occhiali, brutti e goffi occhiali d’osso.
Quindi ero grasso, con gli occhiali, un una pettinatura ridicola e senza strumenti per socializzare.
Rileggo la frase e penso che una prima conquista della mia vita è quella di non essere diventato un serial killer (non ancora almeno).
Come ho già detto altrove, la TV è diventata la mia compagna. Unica fonte di svago.

Il punto è che guardavo la TV perché nei telefilm come Riptide e nei film che facevano vedere spesso la sera su Italia Uno, lo sfigato di turno alla fine ce la faceva. Capitava spesso che all’inizio del film ci fosse un tipo sottovalutato, sgraziato e apparentemente privo di qualità, che poi alla fine del film svettava tra tutti.
Ecco, io volevo essere quello sfigato lì, perché non c’erano dubbi che io fossi sfigato, quello sfigato lì però alla fine diventava un vincete. A volte si beccava la ragazza più bella del gruppo, a volte diventava il campione che tutti volevano in squadra oppure il leader del gruppo. Volevo quello, volevo essere il più bravo almeno in una cosa nella vita.
Ecco, posso dire che a volte sogno ad occhi aperti di essere il più bravo di tutti almeno in qualcosa, perché per ora non i è ancora successo, nella vita vera.
Ho altri sogni ad occhi aperti, altri sono sogni ad occhi chiusi che faccio prima di dormire, ma sono solo pensieri che utilizzo per rilassare la mia mente e tuffarmi nel sonno.
I sogni ad occhi aperti servono ad altro, servono a mantenere viva la speranza.

Esplosioni solari

marzo 9th, 2012

Nel caso si spegnesse tutto sappiate che non è colpa mia, sono le esplosioni solari.
Le esplosioni solari sono una cosa che giuro, ve lo dico anche se vi spaventerò a morte, sono forti forti.
C’ho i brividi pure a pensarlo mentre ve lo sto dicendo, ma mio cugino m’ha detto che se le esplosioni solari sono tanto forti il nucleo della terra si surriscalda e la terra si scioglie. E mio cugino poi mi ha detto anche se le esplosioni solari c’hanno sto potere che se s’incazzano ti bruciano tutta la roba elettronica che io magari neanche riesco a finire di scrivere sta frase e boom tutto diventa buio, la musica non c’è più, il Mac diventa uno specchio nero, il frigo smette di far freddo e diventa una tomba per il pollo che c’ho dentro e io devo ritornare al rasoio manuale e tu per depilarti la patata ci devi andare di machete e cose così.
Oh, e se me lo dice mio cugino che ste cose le sa perché è uno che ha studiato molto io ci credo a mio cugino.
Mi ha detto che ste esplosioni solari sono una cosa che avevano predetto anche i Maya, che erano un popolo che la sapeva lunga, che faceva sacrifici umani e costruiva templi giganti perché c’erano gli alieni a dargli una mano. Che i Maya sapevano che i neutrini sono veloci, ma non ci hanno detto se sono più veloci della luce o no solo perché ai Maya non gliene fregava un cazzo della luce, tanto loro ci avevano le navicelle spaziali che arrivavano da Orione che portavano su e giù i Mayesi tra Orione e la Terra. E le navicelle erano veloci anche più della luce che tipo Superman in confronto è un deficiente rincoglionito in pigiama che gioca a fare il supereroe.
Insomma, mio cugino me le dice ste cose, ste cose che a voi non vi dice nessuno perché, dice mio cugino, la stampa è complice ed è asservita al governo alieno. Gli alieni ci stanno trattando come un esperimento e siccome a Dicembre sto esperimento fallisce perché finiscono i fondi del ministero della ricerca aliena allora loro chiudono baracca e burattini, si riportano su gli alieni in camice bianco che stanno facendo gli esperimenti, tipo Elvis, Michael Jackson, Kurt Cobain e un po’ di altra gente e via nello spazio verso Orione. Poi arrivati lì fanno partire un’altra scarica di esplosioni solari e boom a noi ci resettano.
Vedete io sono fortunato che c’ho mio cugino che mi dice sta cose perché almeno le so e mi sistemo un po’ prima così non lascio nulla in sospeso, magari faccio anche una buona impressione agli alieni e mi portano con loro.
Poi, se volete saperla tutta, sono fortunato che c’ho un cugino così in gamba che fa il caldaista e che quando mi fa la pulizia della caldaia non mi fa mai pagare niente.