All I want – LCD Soundsystem
Wait for the day you come home from the lonely part
And look for the girl who has put up with all of your shit
You never have needed anyone for so long
You learn in your bed you’ve been gone for too long
So you put in the time, but it’s too late to make it strong
Now all I want is your pity
Or all I want are your bitter tears
Yeah, all I want is your pity
Or at least all I want are your bitter tears
All I want is your pity
Oh all I want are your bitter tears
Yeah, all I want is your pity
Oh all I want are your bitter tears
Wake with a start
And the dog and the girl are gone
So you pack up your things
And head into the lame unknown
You never had needed anyone for so long
And now all I want is your pity
And all I want are your bitter tears
Now all I want is your pity
And all I want are your bitter tears
From now on, I’m someone different
Cuz it’s no fun to be predictably lame
From now on, let’s do it different
Cuz I just want what I want
Take me home
Take me home
Take me home
Take me home
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Filed under Senza categoria | Comment (0)Grazie Sakura.
Venerdì ho provato a scrivere un post dal cellulare. In un attimo il programma si è chiuso e le parole, tanto sagge, che stavo cercando di buttar giù si sono dissolte.
Ora, potrei cercare di riprendere in mano il filo del discorso, potrei cercare di recuperare dalla memoria i concetti che stavo cercando faticosamente di mettere in fila. Ed invece fanculo. Quelle parole e quelle idee se ne sono andate e non ho intenzione di recuperarle a meno che non siano loro a farsi vive.
Non che l’idea che mi era venuta non fosse buona, in un certo senso, per quanto sia tutto nebuloso, mi pare di poter dire che c’era qualche buon concetto lì in mezzo. Il fatto è che mi sono rotto i coglioni di correre dietro al passato.
Insomma, io ero una persona diversa, lo sono anche ora rispetto a Venerdì, perché dovrei affannarmi a recuperare il pensiero di una persona diversa?
Dovrei vivere l’attimo, l’adesso, il presente. Non sono bravo a farlo, ma migliorerò. Nel presente, ho la sensazione che troverei una dimensione tutta nuova, più libera e meno opprimente. Mi rendo conto che la maggior parte delle preoccupazioni che ho mi derivano dal fatto che in questo momento sto pensando a come immaginavo il mio futuro qualche anno fa, oppure a come spero sia il mio futuro tra qualche anno.
Se non mi preoccupassi del passato e del futuro mi dovrei concentrare solo sul presente e ciò aiuterebbe il mio fragile ecosistema.
Non è un esercizio facile, me ne rendo conto. Soprattutto per chi come me vive una continua lotta interna tra ciò che vuole il cuore e ciò che vuole la mente. La mia mente è troppo abituata a lavorare, il mio cuore invece e rimasto in naftalina per troppo tempo. Ecco perché diventa tutto così pesante nella mia vita. La testa è terribile, è tragica, è complessa e complicata. Il cuore è migliore.
Sono discorsi da filosofia orientale, lo so. Ma non me ne frega nulla. Nel mio presente c’è la consapevolezza che ho sbagliato nel passato, ma che posso migliorare (a piccoli passi e con grandi e piccoli errori). Il mio cuore mi dice delle cose adesso, ma non sono ancora preparato ad accettarle. Mi dice che mi devo lasciare andare ai sentimenti anche se questi possono essere non corrisposti, perché è da idioti tenere dentro di sé qualcosa solo perché non è corrisposta. Chi se ne frega, non voglio nutrire le mie nevrosi.
Comunque, nel mio presente c’è dell’altro.
Ieri, dopo alcuni giorni di gestazione, ho iniziato a scrivere. Per la prima volta dopo anni ho iniziato a scrivere qualcosa che voglio che sia un romanzo e non una storia breve. Sarà un lavoro che richiederà tempo, ma non mi interessa. Alla fine, se contiamo che tutti gli attimi sono il presente, il tempo non mi mancherà di certo.
Ieri h o preso un quadernone e una penna e ho iniziato a scrivere le prime incerte righe.
Anche di questo dovrei ringraziare una persona in particolare, non so se passerà più di qui, ma la vorrei ringraziare. Grazie Sakura.
Dolori che non sono dolori
Ma no che non mi hai fatto male, figurati!!! Però ora mi vuoi scusare che vado a togliermi sto mattone dal culo.
(La linea editoriale di questo blog potrebbe cambiare nuovamente visto che l’editore, cioè io, si sente come se gli fosse esplosa una bomba atomica nel cuore).
Filed under Senza categoria | Comment (0)Il mio cuore deve pompare di più, più a lungo, più musicalmente.
Se dondolo la testa ci sento dentro dei rumori strani. E’ acclarato che il mio cervello ha lavorato troppo negli ultimi anni. Ha lavorato troppo e non ha prodotto i risultati sperati. Pensavo che un dottorato mi aiutasse a capire cosa sarei diventato. Non è stato così. Vorrei arrivare al punto di essere talmente tanto felice della vita che ho da essere in pace qualsiasi cosa io faccia. Vorrei imparare a godermi il viaggio, non focalizzarmi sulla meta.
Non sono religioso, non ho il conforto della fede, forse dovrei trovare conforto in altro. Dovrei lasciare che la spiritualità che ho dentro esca alla luce. Il mio lato materialistico sta uccidendo la mia creatività.
Ho bisogno di sole, ma questo sole deve uscire da me. Ho bisogno di vitalità, deve sgorgare da me. Non posso dipendere dagli altri, perché se gli altri vengono a mancare allora sono fottuto. Ho bisogno di recuperare energie vere, sensazioni vere, sentimenti veri. Il mio cuore deve pompare di più, più a lungo, più musicalmente. Il mio sangue deve essere vita e sciogliere il ghiaccio del cuore. Voglio imparare a vivere meglio, voglio imparare a stare con il mondo, a parlare con gli estranei, ad accontentarmi.
Io sono…
qualcuno che ha amato
qualcuno che ama
un paio d’occhi azzurri
la musica che ascolto
le sensazioni che mi provocano certi profumi
il sesso che faccio
il sesso che vorrei fare
il mio peggior nemico
un mio alleato
alla continua ricerca di LEI
immerso nei sogni
un cuore che cerca di battere ancora
una mente che vorrei lasciare appesa al chiodo
fragile
romantico
pigro
esagitato
divertente
malinconico
pieno di risorse
pieno di paure
vita
morte
luce
ombra
il sole
la luna
qualcuno con cui parlare
qualcuno che ascolta
qualcuno d’ascoltare
l’acqua
piccante
sensuale
mani forti da stringere
mani forti che stringono
qualcuno di cui fidarsi
qualcuno che si vuole fidare
l’azzurro
il nero
il rosso
un buon amico
un figlio di puttana
un uomo di merda
un tipo particolare
un bambino
un adulto
un sognatore
uno che pianifica
uno che non sa mai seguire quello che pianifica
uno che crede agli angeli
uno che crede nei diavoli
uno che crede
nevrosi
dubbi
perplessità
voglia di osare
voglia di baciare
voglia di pelle bagnata
voglia di due lingue che si cercano
questo blog
l’altro blog
le cose che ho scritto
le cose che scriverò
il sogno ricorrente che faccio
l’incubo che non mi fa dormire
coccole
pace
tempo che passa
il piacere
la lussuria
l’ardore
uno sguardo che spoglia
uno sguardo d’amore
qualcuno che pensa al domani
qualcuno che non vuole pensare
Questo, forse, io sono. (oltre a quello che non ho saputo dire).
Filed under Senza categoria | Comment (1)Taxi Cab – Vampire Weekend
Unsentimental,
Driving around,
Sure of myself,
Sure of it now,
You stand this close to me,
Like the future was suppose to be,
In the eyes of the Grocery,
In the block uptown,
I remember,
Remember well,
But if I forgotten,
Could you tell,
In the shadow of your first attack,
I was questioning and looking back,
You said baby we don’t speak of that,
Like a real aristocrat,
Compound to compound,
Lazy and safe,
(Wanting leave it)?
(Born in two way)?
When the taxi door was open wide,
I pretended I was horrified,
By the uniform clothes outside,
Of the court yard gate,
You’re not a victim,
But neither am I,
Nostalgic for garbage,
Desperate for time,
I could blame it on your mother’s head,
Or the colors that you father wears,
But I know that I was never fair,
You were always fine,
Unsentimental,
Driving around,
Sure of myself,
Sure of it now,
You stand this close to me,
Like the future was suppose to be,
In the eyes of the Grocery,
In the blocks uptown,
I remember,
Remember it well,
But if I forgotten,
Would you tell,
In the shadow of your first attack,
I was questioning and looking back,
You were standing on another track,
Like a real aristocrat,
La mia autobiografia
Il 23 Marzo 2004 scrivevo il mio primo post nel mio promo blog su Clarence.
Sono passati più di sei anni.
Alcuni periodi sono stati decisamente oscuri.
Ho scritto poco in quei periodi.
Altri momenti mi hanno visto produttivo, ironico, irriverente.
Sono stati i momenti in cui ho avuto più visitatori, c’era passaggio di gente, come in una calle veneziana.
Ora sono nel periodo rosso, scrivo cose sentimentali, mi scopro, ma non mi metto a nudo del tutto.
I visitatori sono rari, ma va bene così, so che chi passa di qui ha instaurato un certo rapporto con me. Magari non mi conoscono, ma a loro modo mi apprezzano.
Nel corso degli anni, inevitabilmente, uno finisce a parlare di cose già dette, accennate, sfiorate. Nel mio mondo, la musica ha un’enorme importanza e, a quanto pare, le canzoni di cui parlo sono quasi sempre le stesse. Sono indissolubilmente legate ad un periodo in cui ascoltavo la musica con orecchie diverse e riuscivo a percepire tutto il sentimento che c’era nei pezzi che amavo.
E’ per questo che mi ritrovo spesso a citare i Massive Attack, Dave Matthews, gli Suede e compagnia bella. Loro erano compagni di sventura nei momenti in cui ogni sguardo, ogni sorriso veniva interpretato in mille maniere diverse e dava il via a congetture di vario tipo. Insomma, quello era il periodo in cui l’amore era tutto ciò di cui avevo bisogno ed era proprio l’unica cosa che mi mancava.
Quindi, il momento particolare che stavo vivendo ha fatto da collante e le canzoni di quel periodo mi si sono appiccicate addosso. Non riesco a non parlarne. Non voglio non parlarne.
Quando sento di avere vicino una persona importante, una persona dalla quale vorrei farmi conoscere, di solito tendo a farle ascoltare le canzoni di quel periodo. Perché credo che a volte una canzone spieghi più di quanto possa dire io a parole. Una canzone non mente mai, se l’ho scelta, credo che racconti un pezzo di me. Un pezzo importante. E prese tutte assieme, le canzoni di questa mia ideale Playlist raccontano la storia della mia vita. Dicono che sono una persona sensibile, una persona attaccata ai sentimenti, una persona che si sente repressa (che si reprime) e che da libero sfogo a ciò che ha dentro solo in determinate situazioni. Non so se sono una persona da conoscere a fondo oppure se non ne valga la pena, ma so che molte delle cose che ho dentro si capiscono da quello che ho ascoltato.
Prendiamo la malinconia. “Bright Nights” dei Koop e “My Friend” dei Groove Armada, fanno sentire esattamente la mia malinconia. Una malinconia che è come un pomeriggio di tarda estate, verso le cinque del pomeriggio, con il sole che cala e la temperatura che si fa fresca, con la spiaggia quasi desolata e lisciata dal vento, con i maglioncini più pesanti e la consapevolezza che qualcosa di bellissimo sta per finire. Vi potrei raccontare il perché della mia malinconia, ma se potessi, ve la farei sentire.
Vi potrei dire cosa vorrei dall’amore, ma se vi facessi sentire “Crash into me” dei Dave Matthews Band e “To Sheila” degli Smashing Pumpkins ne avreste un ritratto perfetto anche senza che io proferisca verbo.
Potrei spiegarvi come mi sento in quelle giornate in cui vorrei spaccare il mondo facendovi ascoltare “Hotride” dei Prodigy.
Un mio ritratto accurato potrebbe stare in un DVD pieno di canzoni. Una mia biografia breve in un CD.
Per uno che non ha mai avuto tantissimi amici e a cui non è stato mai insegnato come esprimere i propri sentimenti, la musica è diventata una compagna di chiacchiere. Una fonte di sollievo e di tristezza, un’amica con cui confidarsi nei momenti tristi e dal quale prendere energia nei momenti di svolta.
Non so più perché ho voluto scrivere questo post.
Forse per spiegarvi il mio attaccamento a certe canzoni.
Forse per dirvi dove cercare se mi volete conoscere.
Forse perché avevo bisogno di parlare.
Forse…
Inertia Creeps
“Inertia Creeps”
Recollect me darling raise me to your lips
Two undernourished egos four rotating hips
Hold on to me tightly I’m a sliding scale
Can’t endure then you can’t inhale
Clearly
Out of body experience interferes
And dreams of flying I fit nearly
Surrounds me though I get lonely
Slowly
Moving up slowly
Inertia keeps
She’s moving up slowly
Slowly
Moving up slowly
Inertia creeps
Moving up slowly
She comes
Moving up slowly
She comes
Moving up slowly
Inertia creeps
Moving up slowly
She comes
Moving up slowly
Moving up slowly
In my home no chrome as clear as
See me now with my nearest dearest
Been there when I’m over careering
Room shifting is endearing
Between us is our kitchen
Would you found my irritant’s itching
Been here before
Been here forever
Moving up slowly
Inertia keeps
Moving up slowly
Inertia creeps
Moving up slowly
Inertia keeps
Moving up slowly
She comes
Moving up slowly
Moving up slowly
She comes moving up slowly
Inertia creeps moving up slowly
She comes
I make no sound in my eider-down
Awake I lie in the morning’s blue
Room is still my antenna in you
Nylon burns the bedspread with two
Gravity’s zero see me stall
I bounce off walls lose my footing and fall
It can be sweet though incomplete though
And the frames will freeze
See me on all four’s
It’s been a long time
She comes
She comes
I want to x you
She comes
I want to x you
She comes
I caught your radio waves
I caught your radio waves
Will you take a string
Say you string me along
Say you string me along
Say inertia creeps
Inertia creeps and she comes
Say she comes
Say she comes
Say she comes
Say she comes
La verità, vi prego… Pt.2
[Questo post è nato dall'esigenza di scaricare alcune tensioni. E' stato scritto in mille momenti diversi, a volte aggiungendo anche solo una parola. E' senza capo né coda. E' un post obiettivamente brutto. Non leggetelo, ignoratelo. Ma lasciate che io mi sfoghi pubblicandolo.]
La verità, vi prego, sull’amore…
… E altre fandonie.
No, non ho cambiato idea sull’amore. Amare e’ bellissimo.
“Love, love is a verb. Love is a doing word”. Cantava Elisabeth fraser per conto dei Massive Attack.
Non so perché ho usato il termine fandonie. Quando ho iniziato il post mi sembrava un modo per stemperare il tema, per prendermi un po’ in giro. Ma, come avrete notato, i miei interventi qui sono tutti pesantucci ultimamente.
Ho amici che si struggono per amore. Colleghi di lavoro che cercano casa, altri che fanno figli.
In questo momento mi sembra che tutto questo mi sia distante anni luce. Sono solo dei pallidi riflessi di luce che arrivano da un’altra galassia.
Il motivo di tutto ciò non è chiarissimo nemmeno a me. In parte ho una situazione familiare che negli ultimi mesi si è andata aggravando. Lo stress, per quanto voglia far finta di nulla, alla fine colpisce là dove non dovrebbe colpire, nella sfera affettiva.
Il lavoro è diventato un peso, il dottorato una valvola di sfogo.
E, come se non bastasse, ci si mettono anche i fiori di ciliegio.
Dovete sapere che sono molto sensibile ai fiori di ciliegio. Sono il simbolo di una stagione che ho sempre amato, hanno il potere di rigenerarmi e passerei ore ed ore a guardarli.
Ma negli anni scorsi la mia passione per i fiori di ciliegio è sempre stata marginale perché mi limitavo ad osservarli senza aver voglia di andare oltre.
Mi ha colpito l’intensità del profumo dei fiori di ciliegio. Mi ha colpito la loro bellezza, delicata e allo stesso tempo importante. Mi ha colpito la loro vitalità, la loro eleganza e il loro carattere. Potrei passare ore a guardare i fiori di ciliegio.
Si può parlare di amore? Ne dubito. Si può parlare di innamoramento? Non ne ho idea. Nel post precedente chiedevo lumi su cosa fosse l’innamoramento.
La mia testa e’ molto pesante. Continuo ad ascolte in loop “teardrops” e “inertia creeps”. Cosa mi sto nascondendo?
Torniamo ad essere quelli di una volta. Torniamo ad essere il ragazzo chiuso, quasi enigmatico, percepito come freddo e calmo. Torniamo ad essere senza sangue, senza grilli per la testa, senza scoppi di vitalità, senza fiori di ciliegio.
Perché quando qualcosa ti manca la desideri di più? Perché?
Può essere che ritorni nella pace dei sensi?
Filed under Senza categoria | Comment (0)La verità, vi prego… pt.1
Ditemi, ve ne prego, cos’è l’amore.
Come mi capita molto spesso di recente’ rimugino su un pensiero per mesi senza sosta per poi sfogarlo qui. E’ sempre stato così con questo blog. L’ho usato per cercare chiarezza, un po’ da voi, ma soprattutto da me. Perché lo scrivere dirada le nuvole più di un soffio di vento.
Dopo l’ennesimo film strappalacrime mi sono chiesto cosa sia l’amore. Ho iniziato a pensare che forse io non ho mai capito cosa fosse l’amore. Sono ritornato, con il pensiero alle mie storie d’amore passate. Quante volte ho tenuto dentro di me i miei sentimenti senza che l’oggetto dell’amore si accorgesse di quello che provavo per lei. Quante volte poi, goffamente, vincevo la mia colossale timidezza e mi lanciavo di brutto. Sbagliando sempre tempistica, iniziando dal tragico “credo di essermi innamorato di te”. Ahah ridicolo. Nemmeno sapevo cosa volessi dire. Iniziavo da meta’ percorso. Ed il fatto e’ che anni di pratica mica me l’hanno fatto capire quando si dice “mi sono innamorato di rte” senza scadere nel ridicolo.
Quando puoi dire ad una ragazza che ti stai innamorando di lei? Quali sono i sintomi? L’attrazione fisica non conta, puoi provare attrazione anche se delle ragazza ti importa relativamente poco,a cos’è che ti fa capire che sei innamorato di una persona? Succede quando ti manca? Quando vorresti sentirla sempre? Quando vorresti comunicarle tutto quello che sei? O c’è dell’altro?
Io davvero non lo so. Ho l’impressione di aver sempre confuso certe passioni carnali con l’innamoramento, ma è anche vero che spesso idealizzavo le ragazze che mi piacevano senza scendere (o salire) sul piano carnale.
Funzionava così: vedevo una ragazza che mi piaceva, la conoscevo un po’, di solito perché frequentava il mio stesso giro, ma con lei difficilmente parlavo. Poi magari, straziato dai sentimenti, dopo mesi mi facevo avanti e immancabilmente subivo un rifiuto. Ma io ero convinto di esserne innamorato, ero convinto che il mio fosse amore. Di cosa si trattava invece?
In età adulta si presume che uno abbia un controllo più accurato sui propri sentimenti. Che li conosca meglio, che li sappia gestire meglio, che ne disponga in maniera migliore. A me invece sorge il dubbio di avere ancora un piccolo adolescente impacciato seduto alla cabina di comando dei sentimenti.
Continuo a non sapere cosa significa essere innamorati. Quando diventa logico dirlo ad una ragazza. Logico? Ma poi, ci sarà nulla di logico in tutto questo?
Quando ha “senso”, quando ci sono le basi, quando è il momento adatto, quando capisci di essere innamorato di una persona? Quando puoi dire a te stesso di essere innamorato senza essere ridicolo?
Sono il solo a chiedermelo? Sto vaneggiando?
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