Paolo Nori e Giovanni Letame.
Se cerco un libro di Lethem su Bookrepublic usando il mio Ipad, al posto di Lethem, il correttore dell’Ipad, mi scrive Letame. Ora, io di libri di merda ne ho letti parecchi, ma cercarne uno scritto da un autore chiamato Letame potrebbe essere troppo pure per me.
Detto questo. Dico altro.
Dico che a me Paolo Nori mi ha sempre fatto schifo. E dico anche che non c’avevo mai capito un cazzo. Paolo Nori è un ottimo scrittore e io sono stato un pessimo lettore o forse semplicemente l’ho letto in un momento io cui dalla letteratura cercavo altro. Ma è più probabile che sia un pessimo lettore.
Ora Paolo Nori mi piace. E mi piace che mi piace pensare che mi piacerebbe farci due chiacchiere davanti ad una birra o, visto che se non ho capito male lui non beve più, ad un cappuccino. Gli vorrei chiedere delle cose che mi venivano in mente mentre leggevo “La matematica è scolpita nel granito”. Ma in realtà vorrei solo sentirlo parlare perché secondo me è bello ed interessante sentirlo parlare.
Queste erano delle cose che dovevo dire.
Filed under Senza categoria | Comment (0)Curiosità
Mi e’ capitato spesso di chiedermi cosa ascolta la gente con le cuffie che vedo in treno. Mi e’ capitato spesso di sentir uscire da quelle cuffie note un po’ troppo alte che mi incuriosivano. E la voglia di chiedere al tizio o alla tizia cosa stesse ascoltando mi tentava. Questa mattina c’era una tipa che ascoltava a tutto volume Laura Pausini e ho capito che per evitar problemi e’ meglio che mi faccia sempre i cazzi miei.
Filed under Senza categoria | Comment (0)Sei proprio un bel fenotipo
L’evoluzionismo ha da sempre affascinato gli scienziati e terrorizzato i religiosi. Da una parte abbiamo la speranza che l’uomo con il passare del tempo evolva e dall’altra la certezza che l’uomo è ad immagine e somiglianza di Dio e che quindi nasce perfetto e non perfettibile.
Io, considerando quello che vedo, mi auguro che l’ipotesi più plausibile sia la prima in quanto l’evoluzione ormai ci ha portato dall’uomo sapiens all’uomo pirla.
E’ di ieri un messaggio dello Zio in cui mi becco del pirla, bonariamente dice lui, ma sempre del pirla. Lo Zio, dice, parlava fenotipicamente. In realtà si riferiva a due refusi che nell’ansia di scrivere qualcosa avevo fatto nel post precedente. Evidentemente la concentrazione, quando sono al lavoro e scrivo qui facendo finta di lavorare, non è ai massimi livelli.
Ma, fenotipicamente o no, io pirla lo sono e sono convinto che a vari gradi lo siamo un po’ tutti. Magari per motivi diversi. Sono pirla io che ieri sera al goal di Vucinic mi sono inginocchiato e ho urlato in silenzio per non svegliare il palazzo. E’ pirla lo Zio che continua a darmi retta anche se gli rompo les balotas a varie ore della giornata solo perché lui riesce con poche parole ad incidere positivamente sulla mia voglia di creare. E’ pirla il mio collega di lavoro che continua a non fare un cazzo dalla mattina alla sera e poi quando festeggiamo i compleanni non si schioda dalla scrivania perché vuol far vedere al dirigente che è quello che lavora di più. E’ pirla la tizia che ho trovato in treno stamattina che ha raccontato vita, morte e miracoli di una povera anziana affetta da Alzheimer. E’ pirla la mia amica che si è sposata e ha avuto una figlia solo per uscire da casa dei suoi e poi si è accorta che il marito è ancora più pirla di lei.
Direi quindi che l’evoluzionismo ha avuto ragione in parte. C’è stato sicuramente un cambiamento nell’uomo, ma non credo sia stato positivo. Fino a che l’essere umano era costretto ad alzarsi la mattina e abbattere un rinoceronte per procurarsi la cena posso anche pensare che tutti i miglioramenti dell’evoluzione abbiano portato ad una macchina più efficiente. Poi, quando abbiamo iniziato a farci portare il cibo in camera l’evoluzione è diventata una involuzione ed è comparso l’uomo pirla.
Non si fa a gara per scoprire chi è più pirla, ma credo che ognuno sia pirla a modo suo. In effetti, tra tutti i pirla c’è chi riesce a creare opere di intelletto di una certa rilevanza. Una specie di pirla savant. Solo il tempo ci dirà se a sopravvivere e a tramandare i propri geni saranno i pirla savant o i pirla pirla. Temo purtroppo che l’ipotesi più corretta sia la seconda.
Il che, ci porterebbe, secondo la mia teoria, all’estinzione del genere umano in favore della razza più intelligente sulla faccia della terra: i topi (cit).
Il mondo non ha bisogno di me come scrittore
Faccio un po’ il punto della situazione. Ho 36 anni e in questo momento non ho voglia di fare un cazzo. L’età, a dire il vero, non incide assolutamente sulla mia voglia di non fare un cazzo. E’ un po’ così da sempre, tra alti e bassi.
Però in questi giorni mi è presa una smania di scrivere che non vi dico. Inoltre, ho anche voglia di leggere. Ma mi sto rendendo conto che, vuoi per i ritmi sincopati, vuoi per i miei altalenanti sbalzi di umore riesco a leggere storie brevi.
Mi è capitato nell’ultima settimana di “frequentare” la 40K e di leggere con piacere tre o quattro dei loro libri. In particolar modo ho letto “Cardanica” e “Robredo” di Tonani. Vorrei avere un po’ di forza nervosa in più per recensirli con tutto il rispetto che un’opera letteraria prodotta dall’ingegno dell’uomo merita. Ma per ora mi devo limitare a dire che ho apprezzato i due racconti anche se avrei qualcosa da dire sul secondo che non mi ha convinto dal punto di vista formale.
Ho avuto modo di riflettere su questi racconti, sul loro valore e sulla capacità dello scrittore. Ho avuto modo di confrontarmi con lo Zio Bonino su alcuni aspetti dell’editoria.
Per farla breve ho pensato che è un peccato che io non scriva. Non è che è un peccato per voi, nel senso che avete tutto il diritto di pensare che uno scrittore in più o in meno non fa differenza e che, anzi, meno scrittori ci sono e meglio è. Il fatto è che si tratterebbe di un peccato per me. Il presente è magnifico e pieno di possibilità per chi utilizza internet per veicolare creatività. Ho pensato che essere pubblicati da Einaudi, Marcos Y Marcos, 40k o essere pubblicati da sé stessi non fa differenza. In fin dei conti si tratta di raggiungere i lettori, giusto? Uno scrive un po’ per sé e un po’ per essere letto, giusto? Insomma, non crederete alla storia di quelli che vi dicono che scrivono perché è un’esigenza personale e che non hanno interesse alcuno ad essere letti? Dai, gli scrittori sono tutti narcisisti, ma è giusto così. Se non fossero quello che sono ci saremmo persi migliaia di opere dell’intelletto umano che possono essere definite con il termine di “Capolavoro”.
E io allora? E io a questo punto scrivo quanto posso, quando mi va, scrivo e poi vedremo. Vedremo cosa sarò riuscito a scrivere. Vedremo come lo renderò pubblico, se lo renderò pubblico. Vedremo a chi lo farò leggere per cercare conforto, supporto, aiuto. Vedremo se da cosa nascerà cosa.
Sono certo di una cosa, è un punto fermo. Il mondo non ha bisogno di me come scrittore. Anche senza i miei scritti il mondo girerebbe ugualmente. Sono io che ho bisogno di scrivere perché scrivere è una parte di me che prende il sopravvento ed è giusto che io l’assecondi. In fin dei conti, anche se io scrivessi, voi potresti fare a meno di leggere.
Ad oggi, ho sul piatto due storie che sto portando avanti parallelamente. Una che mi gira in testa da anni e l’altra che Zio Bonino non ha avuto il cuore di rubarmi anche se gliela avevo proposta in segno di ringraziamento per tutte le cose che mi insegna.
Update: lo Zio mi ha fatto notare che ho fatto due refusi e che sono pirla. I refusi li ho corretti. Per il pirla non c’è nulla da fare.
Filed under Senza categoria | Comment (0)Calma è…
E’ un periodo così tranquillo che non aumenta nemmeno lo spam del blog.
Filed under Senza categoria | Comment (0)Campione mondiale di nascondino acrobatico
Ieri sera, prima di dormire, io e la mia ragazza abbiamo parlato dei sogni ad occhi aperti.
Lei mi ha raccontato i suoi e io le ho raccontato i miei. Ma siccome a me piace raccontare ho iniziato prendendola alla larga, anche perché i miei sogni ad occhi aperti non implicano che io diventi il campione mondiale di nascondino acrobatico. Sono sogni che prendono vita anni fa, decenni fa.
Tutto nasce dal fatto che sono sempre stato un bambino solitario. E sono diventato un bambino solitario perché non ho avuto molti strumenti di socializzazione e sono nato in una famiglia tendenzialmente asociale.
Andiamo per ordine.
Vivevo in campagna.
Mio padre non ha voluto che andassi in asilo perché lavorando lui fuori casa aveva solo un momento per vedermi, il pranzo, se fossi andato in asilo non mi avrebbe visto nemmeno a pranzo.
Ho iniziato a frequentare miei coetanei in prima elementare, per almeno un mese, durante la ricreazione, mi mettevo in disparte, con il sacchetto di patatine e li guardavo giocare. Io di questo ho ricordi vivissimi, ma se anche non li avessi mio padre conferma la cosa.
Ho iniziato ad ingrassare da subito. Sono sempre, sempre stato sovrappeso, tra il sovrappeso e l’obeso e giù ad altalena.
Portavo anche gli occhiali, brutti e goffi occhiali d’osso.
Quindi ero grasso, con gli occhiali, un una pettinatura ridicola e senza strumenti per socializzare.
Rileggo la frase e penso che una prima conquista della mia vita è quella di non essere diventato un serial killer (non ancora almeno).
Come ho già detto altrove, la TV è diventata la mia compagna. Unica fonte di svago.
Il punto è che guardavo la TV perché nei telefilm come Riptide e nei film che facevano vedere spesso la sera su Italia Uno, lo sfigato di turno alla fine ce la faceva. Capitava spesso che all’inizio del film ci fosse un tipo sottovalutato, sgraziato e apparentemente privo di qualità, che poi alla fine del film svettava tra tutti.
Ecco, io volevo essere quello sfigato lì, perché non c’erano dubbi che io fossi sfigato, quello sfigato lì però alla fine diventava un vincete. A volte si beccava la ragazza più bella del gruppo, a volte diventava il campione che tutti volevano in squadra oppure il leader del gruppo. Volevo quello, volevo essere il più bravo almeno in una cosa nella vita.
Ecco, posso dire che a volte sogno ad occhi aperti di essere il più bravo di tutti almeno in qualcosa, perché per ora non i è ancora successo, nella vita vera.
Ho altri sogni ad occhi aperti, altri sono sogni ad occhi chiusi che faccio prima di dormire, ma sono solo pensieri che utilizzo per rilassare la mia mente e tuffarmi nel sonno.
I sogni ad occhi aperti servono ad altro, servono a mantenere viva la speranza.
Esplosioni solari
Nel caso si spegnesse tutto sappiate che non è colpa mia, sono le esplosioni solari.
Le esplosioni solari sono una cosa che giuro, ve lo dico anche se vi spaventerò a morte, sono forti forti.
C’ho i brividi pure a pensarlo mentre ve lo sto dicendo, ma mio cugino m’ha detto che se le esplosioni solari sono tanto forti il nucleo della terra si surriscalda e la terra si scioglie. E mio cugino poi mi ha detto anche se le esplosioni solari c’hanno sto potere che se s’incazzano ti bruciano tutta la roba elettronica che io magari neanche riesco a finire di scrivere sta frase e boom tutto diventa buio, la musica non c’è più, il Mac diventa uno specchio nero, il frigo smette di far freddo e diventa una tomba per il pollo che c’ho dentro e io devo ritornare al rasoio manuale e tu per depilarti la patata ci devi andare di machete e cose così.
Oh, e se me lo dice mio cugino che ste cose le sa perché è uno che ha studiato molto io ci credo a mio cugino.
Mi ha detto che ste esplosioni solari sono una cosa che avevano predetto anche i Maya, che erano un popolo che la sapeva lunga, che faceva sacrifici umani e costruiva templi giganti perché c’erano gli alieni a dargli una mano. Che i Maya sapevano che i neutrini sono veloci, ma non ci hanno detto se sono più veloci della luce o no solo perché ai Maya non gliene fregava un cazzo della luce, tanto loro ci avevano le navicelle spaziali che arrivavano da Orione che portavano su e giù i Mayesi tra Orione e la Terra. E le navicelle erano veloci anche più della luce che tipo Superman in confronto è un deficiente rincoglionito in pigiama che gioca a fare il supereroe.
Insomma, mio cugino me le dice ste cose, ste cose che a voi non vi dice nessuno perché, dice mio cugino, la stampa è complice ed è asservita al governo alieno. Gli alieni ci stanno trattando come un esperimento e siccome a Dicembre sto esperimento fallisce perché finiscono i fondi del ministero della ricerca aliena allora loro chiudono baracca e burattini, si riportano su gli alieni in camice bianco che stanno facendo gli esperimenti, tipo Elvis, Michael Jackson, Kurt Cobain e un po’ di altra gente e via nello spazio verso Orione. Poi arrivati lì fanno partire un’altra scarica di esplosioni solari e boom a noi ci resettano.
Vedete io sono fortunato che c’ho mio cugino che mi dice sta cose perché almeno le so e mi sistemo un po’ prima così non lascio nulla in sospeso, magari faccio anche una buona impressione agli alieni e mi portano con loro.
Poi, se volete saperla tutta, sono fortunato che c’ho un cugino così in gamba che fa il caldaista e che quando mi fa la pulizia della caldaia non mi fa mai pagare niente.
I guardiani del destino – Una recensione
Avete presente quei film che non potete fare a meno di vedere?
Avete presente quei film che sono talmente tanto appassionanti da lasciarvi con il fiato sospeso dal primo all’ultimo minuto, che sono farciti di colpi di scena, di suspance.
Avete presente quei film in cui la recitazione raggiunge dei picchi di eccellenza per cui possiamo parlare di settima arte? Quei film in cui l’alchimia tra gli attori è talmente tanto forte che vi chiedete se ciò che state vedendo è reale o meno?
Ecco, se avete presente quei film di quel tipo lì, vi chiedo una cortesia.
La prima, datemi qualche titolo che me lo guardo.
La seconda, non guardate “I guardiani del destino” perché ci avviciniamo moltissimo al territorio del tempo perso.
I motivi per cui mi sono messo a guardare questo film nonostante sentissi puzza di bruciato lontano un miglio sono pochi, ma buoni.
Prima di tutto Matt Damon mi sta simpatico. Poi, lei, Emily Blunt è una di quelle attrici che non è che segui molto e che non sai nemmeno se sia brava o no, è solo che c’ha quel qualcosa per cui ti dici che in effetti un colpetto glielo daresti pure. Inoltre, seriamente, la storia dei tipi che controllano il destino e che hanno un cappello fico che ti fa attraversare tutte le porte, anche se chiuse, e ti fa andare da un posto all’altro, beh, insomma, è o non è una storia dalle ottime potenzialità?
Per inciso, questa storia dei signori del destino mi ricorda un episodio di quella che credo fosse la serie “Ai confini della realtà” in cui i protagonisti per sbaglio vedono il futuro. In quel caso lì il futuro aveva la forma di alcuni omini in tutina aderente spersonalizzante che secondo dopo secondo sistemavano ogni particolare della nostra vita. La domanda che uno di loro faceva ai protagonisti era: ti è mai capitato che non trovi più le chiavi? Sei sicuro di averle appoggiate proprio lì ed invece non ci sono. E allora cerchi, cerchi disperatamente fino a che ti accorgi che le chiavi sono proprio lì dove dovevano essere. Ecco, quello è un errore nostro. Dovevamo metterle lì anche per il secondo successivo ed invece ce ne siamo dimenticati, poi ce ne accorgiamo e le rimettiamo a posto.
Ecco, il film mi ricorda un po’ quell’episodio lì, lo stesso tipo di fantascienza anni 40 che, vi confesso, non mi dispiace affatto. Quegli omini distinti, con il cappello calato in testa, che cercano in tutti i modi di mettere i bastoni tra le ruote a Matt Damon un po’ mi fanno pena. In fin dei conti, fanno un lavoro che non capiscono, per un presidente che non vedono praticamente mai, che da degli ordini che sono parziali e che non condivide le proprie scelte. Poi se al presidente gira, il piano viene riscritto e amen, quello che doveva essere non è più.
Ovviamente il tema preponderante è quello del libero arbitrio. Libero arbitrio che Matt rivendica e che l’omino con il cappello quantifica così: certo che ce l’avete il libero arbitrio, potete scegliere quale dentifricio usare.
Ad un certo punto sta cosa del libero arbitrio mi fa incazzare e penso che gli omini con il cappello possono andare affanculo e che io il mio libero arbitrio lo voglio. Se non che ci viene detto candidamente che fino al 1910 loro c’erano, loro ci guidavano nelle nostre scelte. Poi siccome sembrava che potessimo cavarcela da soli ci hanno lasciato fare e noi, in 50 anni, abbiamo tirato fuori dal cilindro due guerre mondiali, una depressione e un paio di altre cosette succulente.
Allora sono rientrati in servizio. (speriamo ci restino).
E poi, tocco di classe, nel film c’è Terence Stamp. Ecco, Terence Stamp deve essere stato talmente tanto felice di fare questo film che per dimostrarlo usa una sola espressione facciale per tutta la durata della pellicola. Ha solo un leggerissimo tic nervoso verso la fine, ma proprio poca cosa. Uno se non ci fa caso non se ne accorge mica.
Li chiamano angeli, ma non sono gli angeli di Charlie, sono gli angeli del presidente. Presidente maniaco del controllo direi.
In pratica, lei è bella e balla bene, lui è Matt Damon e nel ruolo del politico anti iprocrisia ci sta bene, Stamp è Stamp e il film forse vale la pena di guardarlo se avete l’influenza…meglio se intestinale.
50/50 Una recensione.
Penso che gli assemblatori di trailer per i film ci mettano proprio una buona volontà per farti credere che stai per guardare un film ed invece alla fine ne vedi un altro.
Ricordo un caso eclatante di qualche anno fa. Il film era “Se mi lasci ti cancello” (sig), traduzione italiota di “Eternal Sunshine of a Spotless Mind”. Nel trailer si intuiva una fortissima verve comica. Io e il mio amico Fabbry ci siamo detti, epporcazzozzaeva andiamo a vederci quel fuori di testa di Jim Carrey che ci regala un po’ di smorfie con quella sua faccia di gomma.
Risultato: un’ora e mezza di profonda depressione in cui ho pensato, nell’ordine:
- di farla finita;
- di finire il tipo che aveva assemblato il trailer;
- di darmi alla Wicca;
- di passare al lato oscuro della forza;
- di dipingermi di giallo, stempiarmi e girare come se fossi un novello Homer Simpson;
- di far parte di una cellula dormiente di Al-Qaeda.
Film deprimente ai massimi livelli. Che poi fosse un capolavoro o meno lo lascio decidere agli altri.
Ieri mi è successo di nuovo. Anche se devo dire che un po’ le premesse c’erano. Comunque, il film si chiama 50/50 e credo sia in uscita ora in italia. Io me lo sono guardato in inglese perché avevo visto un servizio su Coming Soon e complice la presenza di Seth Rogen, Angelica Huston e quell’attore che faceva la parte del ragazzino nella sit-com anni novanta “Third Rock From the Sun” (che poi nel frattempo è anche cresciuto e ha fatto anche Inception, tra l’altro).
Il protagonista ha un tumore. E’ giovane e ha un tumore. Sfiga. Vabbè, con delle premesse così non può essere una commedia. Eppure, ta daaa quelli del servizio fanno passare il film come una commedia.
Io penso, devono essere stati bravi a trattare un argomento del genere con delicatezza. Mi convinco a guardarlo.
Succede che [Spoiler] lui scopre che il mal di schiena è un tumore, l’amico del cuore cerca di sfruttare lo stato di malattia del protagonista per scopare a più non posso, la fidanzata del protagonista (che sono tipo sei mesi che non glielo succhia al protagonista perché non le piace) gli regalo un levriero da corsa in pensione di nome Skeletor, che sembra davvero uno scheletro e che solo a guardarlo ti abbassa il livello dell’umore a meno cinque. Poi la ragazza, non contenta cornifica bellamente il protagonista, tenta di salvarsi con una slinguazzata acrobatica me alla fine viene cacciata, con enorme soddisfazione dell’amico del cuore. Successivamente veniamo a conoscenza che la madre del ragazzo è iperprotettiva, iperapprensiva e iperscassacazzi, ma che in realtà non lo fa apposta, è solo che il marito, nonché padre del ragazzo c’ha l’alzehimer. E per almeno un’ora di film il protagonista non ride mai, nemmeno quando l’amico del cuore gli confessa di avergli tagliato a zero i capelli con il rasoio che di solito usa per radersi il culo. Insomma, penso io, te la farai una risata dopo aver fracassato il cranio al tipo?
Intanto il tumore non risponde alla chemio e l’operazione è rischiosa. Il protagonista giustamente schizza e inizia a pensare che forse deve morire.
Io, verso i venti minuti dalla fine ho iniziato a piangere. Alla faccia di quello che me la voleva far passare come una commedia.
In certi punti ho notato una certa similitudine con un’altro film, “Garden State” starring Zach Braff e Natalie Portman. Anche in quel caso il protagonista è perfettamente apatico ed è depresso marcio.
Comunque, fermo restando che non è possibile dire che 50/50 sia una commedia, l’ho apprezzato molto. Mi è sembrato che si cercasse di trattare la questione della malattia del ragazzo senza metterci dentro i soliti luoghi comuni. Non c’è un personaggio totalmente privo di macchie, se si esclude forse la psicologa principiante.
Dateci un’occhiata e poi tornate qui a dirmi che ne pensate.
Filed under Senza categoria | Comment (0)Attendendo l’ampliamento dell’inferno
E’ proprio quando cerco di dire o fare qualcosa di interessante che invece mi escono fuori solo cose inutili. Vorrei che funzionasse anche al contrario, che quando cerco di fare cazzate mi uscissero fuori importanti progressi per l’umanità. Evidentemente non funziona così, o almeno a me non va così.
Ci sono giornate particolari, come probabilmente questa, in cui ho bisogno di essere “riconosciuto” in quanto valore aggiunto. Non so se mi spiego, ma mi da noia pensare di esistere e basta, di esserci e di non avere altro scopo nella vita che quello di esserci e basta. C’è tanta gente lì fuori che produce valore aggiunto, che migliora il mondo in cui viviamo. Beh, c’è anche gente che rende la terra un posto invivibile ma loro sono la riprova che l’inferno ha finito i posti a disposizione così gli stronzi ce li teniamo noi fino a che non ampliano gli inferi.
Io però vorrei stare più nell’ambito delle persone positive, non chiedo nemmeno molto, solo di stare a metà di un’ipotetica classifica tra persone ignobili e persone nobili. Tutta qui la faccenda.
